4450 | Epigrafe onoraria

Testo:

P(ublio) Papirio
Onesiphoro,
vikani vici
Minervi

Traduzione: I Vikani (abitanti) del borgo dedicato a Minerva a Publio Papirio Onesiforo

Base in pietra di Botticino incisa a scalpello. Attualmente conservata presso la cella mediana del Capitolium a Brescia. Dimensioni: H 103 cm; L 69 cm max.

Si tratta della dedica degli abitanti di un borgo ad un liberto, come si deduce dal cognomen di origine greca Onesiforo, liberto che mostra un gentilizio ben noto (Publio). Per ricevere un tale pubblico riconoscimento il liberto doveva aver svolto un importante ruolo o raggiunto una posizione ragguardevole. Si noti l’uso della K in luogo della C nella parola vikani (abitanti). Il nome dei borghi (vici o pagi) è raramente citato, ma questo si trova anche in altre epigrafi del bresciano (CIL V, 4451, 4421 ). L’identificazione del borgo di Minerva con Manerbio o Manerba, suggerita dalla somiglianza della dizione moderna con il toponimo antico, non è certa, anche perché le epigrafi provengono da Brescia, Lograto, Nave e San Polo (ST 24166: in Stella 1982). L’importanza dell’epigrafe consiste anche nel documentare il culto della dea Minerva, culto diffuso in ambito romano e assunto anche nel territorio vallivo (vedi anche InscrIt 10, 05, 1136).

 

Bibliografia: CIL 05, 04450, InscrIt 10, 5, 0738, SupplIt, 08, 1991, p. 175.

 

Si veda anche: 4913

Il territorio di Nave si estende nella valle del torrente Garza che si apre verso est all’inizio della valle Trompia. In buona parte pianeggiante è delimitato a nord e a sud da rilievi che raggiungono i 1000 m di altitudine. Fu oggetto di occupazione fin dalla preistoria come attestano la necropoli neolitica di via Barcella e il sito del Vhò. Più massiccia l’occupazione in epoca romana con numerosi abitati e necropoli dislocati in tutto il territorio. L’epigrafe è murata nella torre civica a San Cesario.

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