4241 | Epigrafe sacra

Testo:
〈:in fronte〉
Iovi O(ptimo) M(aximo)
Conservatori pos
sessionum Roscior
um Pacul̂i Aelian̂i n(ostri) co(n)s(ulis)
5 êt Bassae filiorumque
eor(um), ex voto L(ucius)
Roscius Eubulus nutrit(or)
et procurat(or) cum P(ublio) Roscio
Firmo lib(erto) proc(uratori) eor(um).

〈in latere〉
D(ie) IIII Non(as) Mart(ias)
Iuliano II et Crisp[ino]
co(n)s(ulibus)

Traduzione: (fronte) a Giove Ottimo Massimo conservatore dei possedimenti dei Roscii di Paculus Aelianus nostro console e di Bassa e dei loro figli, per voto Lucius Roscius Eubulus nutritore e procuratore con Publius Roscius Firmus, liberto, loro procuratore; (lato): il quarto giorno prima delle None di Marzo essendo Iulianus, per la seconda volta, e Crispinus consoli

Dispersa

Sono indicati le cariche dell’ordine senatorio e si fa riferimento a personale amministrativo e privato. Conservatore è un epiteto di Giove, ma rara è la menzione delle cose affidate alla tutela divina, cioè i possedimenti. I Rosci furono un’importante famiglia bresciana e qui si ricorda L.Roscio Paculo Aeliano che fu console ordinario nel 223 d.C.. Appio Claudio Giuliano e Gaio Bruttio Crispino furono consoli nel 224 d.C.. Nutritor era addetto alla cura dei bambini e procurator era l’amministratore dell’azienda di famiglia. Le none di marzo cadevano il giorno 7 quindi la data indicata è il 3 marzo.

 

Confronti: altro liberto con uguale mansione a Brescia: Euhodus lib(ertus) nutritor et procurator (InscrIt 10, 05, 137; CIL 05, 4347).

 

Bibliografia: CIL 05, 04241, ILS 3018, InscrIt 10, 5, 0732, SupplIt, 08, 1991.

Il territorio di Concesio si trova all’imbocco della valle Trompia e si sviluppa da est a ovest occupando i rilievi dei due versanti e il fondo della valle. Oltre a tracce di frequentazione in epoca preistorica, localizzabili nel territorio di San Vigilio, si segnalano importanti tracce di occupazione in età romana, con il tracciato dell’acquedotto che da Lumezzane portava l’acqua in città, e alcune sepolture più tarde. Una epigrafe era reimpiegata nella pila dell’acquasantiera di una chiesa, l’altra proveniente da una chiesa fu poi spezzata e reimpiegata nella nuova chiesa, ma ora sono entrambe disperse.

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