4637 | Epigrafe funeraria

Fonte: Archivio Fotografico Civici Musei d’Arte e Storia – Brescia

Testo:

Lubamae Clussimi
f(iliae) Tertiae
Sex(tus) Madiae f(ilius) uxori

Traduzione: Sesto, figlio di Madia, alla moglie Lubama Tertia, figlia di Clussimi

Cippo in pietra calcarea inciso a scalpello. Attualmente conservato presso la cella del Capitolium a Brescia.
Dimensioni: H 152 cm; L 68 cm.

Si notino i nomi gallici dei genitori che erano privi di cittadinanza (Clussimus e Madia); mentre Lubama ha nomen celtico e cognomen latino e Sesto ha il solo gentilizio latino. Lubama è un nome indigeno ben attestato nel territorio tra Trento e Brescia (InscrIt 10, 05, 1096), mentre Clussimus e Madia, riferito a uomo, sono attestati solo in questa epigrafe del territorio.
Nella parte alta, nella nicchia, è raffigurato il ritratto della defunta con capelli ondulati, raccolti sulla nuca, con due riccioli che scendono davanti; alcune righe semicircolari indicano le rughe del collo, secondo un gusto propriamente padano.

 

Bibliografia: CIL 05, 04637,InscrIt 10, 5, 0747, SupplIt, 08, 1991, Mantissa p. 19.

 

Si veda anche: 4929

Il territorio di Nave si estende nella valle del torrente Garza che si apre verso est all’inizio della valle Trompia. In buona parte pianeggiante è delimitato a nord e a sud da rilievi che raggiungono i 1000 m di altitudine. Fu oggetto di occupazione fin dalla preistoria come attestano la necropoli neolitica di via Barcella e il sito del Vhò. Più massiccia l’occupazione in epoca romana con numerosi abitati e necropoli dislocati in tutto il territorio. L’epigrafe fu rinvenuta nel 1871 sulla riva del torrente Garza all’estremità settentrionale di contrada Piè di monte.

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