Fonte: Archivio Fotografico Civici Musei d’Arte e Storia – Brescia
Staius viene definito princeps dei Triumplini e comandante di una corte di soldati locali, ma agli ordini del legato pro pretore che operava nella vicina Vindelicia (regione dell’attuale Austria). Staius ed Esdragassus come Messava e Vecus sono nomi indigeni declinati alla latina: si tratta di personaggi locali ormai assorbiti nella sfera romana; Voben(ati) o Voben(o) è un nome di luogo o derivato da un luogo, uno dei pagi ricordati dall’epigrafia bresciana e da riconoscere nell’attuale Bovegno. Incertezze sulla figura di C.Vibio Pansa da identificare con il console del 43 a.C. (Mommsen) o con il figlio dello stesso che fu propretore e legato di Augusto (Albertini): nel primo caso l’epigrafe si data anteriormente al 42 a.C, nel secondo dopo il 15 a.C. Riguardo all’immunità dai tributi concessa dall’imperatore non è frequente la menzione nelle epigrafi e può riguardare l’esenzione dalle imposte, dal servizio militare o dall’esercizio delle cariche pubbliche. Nell’incavo sono raffigurati tre ritratti: al centro un uomo barbuto e ai lati una donna e forse un adolescente.
Confronti: a Bleggio Inferiore (TN)…immunis [Ca]esaris (InscrIt 10, 05, 1106; Pais 00698).
Bibliografia: CIL 05, 04910, InscrIt 10, 05, 1133, Bayer. Vorgesch. Bl., 43, 1978, pp. 19-24; AE 1979, 0297 , SupplIt, 08, 1991, Mantissa , p. 21
Si veda anche: 4929
L’area del paese di Bovegno si estende su un versante esposto a sud-est, nell’alta valle Trompia a circa 600 m slm, ma il territorio comunale raggiunge anche i rilievi come Monte Crestoso, a 2000 m slm. Il territorio fu oggetto di frequentazione fin dal mesolitico, periodo in cui i gruppi di cacciatori-raccoglitori percorrevano le dorsali alpine e costruivano bivacchi stagionali. L’occupazione di età storica interessa invece l’area prossima al paese e le vallecole circostanti. Il luogo di provenienza dell’epigrafe è indicato come casa dei Disciplinati, da qui, nel XIX secolo fu trasferita alla Casa comunale. Entrò a far parte della collezione Lechi e quindi ceduta al museo della città.
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